Pubblicato il: 29/06/2026 – 12:50
di Giorgio Curcio
REGGIO CALABRIA La Spagna, ancora una volta. Per Domenico Paviglianiti, detto “Don Mico”, la latitanza si è chiusa lontano dalla Calabria ma dentro una geografia che nella sua storia criminale e giudiziaria torna più volte. Il boss, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ’ndrangheta operante nel Reggino, è stato arrestato a Soria, nell’entroterra spagnolo, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dal Gico della Guardia di finanza, con la collaborazione della Policia Nacional. Era irreperibile dal 2022, quando nei suoi confronti era stato emesso un ordine di esecuzione per cumulo pene dalla Procura di Bologna: deve scontare oltre 19 anni di carcere per associazione mafiosa, omicidio e reati in materia di armi. La cattura di Soria è soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda che attraversa oltre quarant’anni di storia criminale calabrese. Paviglianiti viene indicato dagli investigatori come figura apicale di una cosca radicata nell’area jonica reggina, tra San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, con ramificazioni nel Nord Italia e proiezioni nei traffici internazionali di stupefacenti. Negli anni Ottanta e Novanta il suo nome viene associato alla stagione più sanguinosa della ’ndrangheta reggina, quella della seconda guerra di mafia.











