La fuga di Domenico Paviglianiti, detto “Don Mico”, è finita in Spagna, all’uscita di un ristorante di Soria, località dell’entroterra spagnolo a circa 200 chilometri da Madrid. Il latitante, ritenuto dagli inquirenti elemento di vertice dell’omonima cosca di ’ndrangheta operante nella provincia reggina, con proiezioni nel Nord Italia e all’estero, è stato arrestato dalla Policia Nacional del Regno di Spagna.
L’operazione è stata condotta nell’ambito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione distrettuale antimafia e sviluppate dal Gico del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Una cattura dal peso investigativo rilevante, che chiude un periodo di irreperibilità iniziato nel 2022, quando nei confronti di Paviglianiti era stato emesso un ordine di esecuzione per cumulo pene dalla Procura di Bologna.
La rete dei contatti e i viaggi verso la Spagna
La chiave dell’indagine non è stata soltanto la ricerca diretta del latitante, ma il controllo della sua rete relazionale. Gli investigatori hanno monitorato alcuni soggetti ritenuti vicini a Paviglianiti e, in particolare, i viaggi compiuti con frequenza dall’Italia verso la Spagna, Paese nel quale “Don Mico” si era già stabilito dagli anni Novanta. Proprio quei movimenti hanno permesso di avviare un’attività di osservazione e pedinamento oltreconfine. Dall’Italia, gli investigatori sono riusciti a restringere progressivamente il cerchio fino a individuare il ricercato a Soria, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante. Determinante è stata la cooperazione tra il Gico della Guardia di Finanza e l’Udyco, la divisione della polizia spagnola specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali internazionali.










