di

Giuliana Ferraino

Con i nuovi soci cinesi e di Singapore il gruppo del lusso punta a rafforzarsi in Oriente e a crescere del 30%. Il ceo Silvio Campara: «La nostra rotta è chiarissima: non inseguiamo i ritmi del fast fashion»

«La moda è società. Bisogna decidere se essere distanti o empatici, se puntare sull’esclusività o sull’unicità». Per Silvio Campara è più di uno slogan. È il principio con cui Golden Goose prova a spiegare perché continua a crescere mentre gran parte del lusso rallenta. Ora, con la cinese Hsg, nuovo azionista di controllo, e il fondo sovrano di Singapore Temasek al suo fianco, quel modello punta a un nuovo salto: accelerare in Asia e raggiungere il miliardo di euro di ricavi, dai 734 milioni realizzati nel 2025. «Molto presto», assicura il ceo senza voler definire i tempi con maggiore precisione «per scaramanzia». Ma la partita, spiega, va oltre le sneaker: il vero vantaggio competitivo è «capire prima degli altri come cambia il consumatore». Per Campara, azionista con circa il 3% della società, la rotta dei prossimi tre-cinque anni è «chiarissima»: «Con l’arrivo di Hsg e Temasek puntiamo a espandere la nostra narrazione e la nostra organizzazione», soprattutto a Oriente dove il gruppo è meno presente. «La nostra vera ossessione resta quella di trasmettere il nostro messaggio di felicità e di umanità a sempre più persone».