Nonostante i tentativi del presidente degli Stati Uniti d’America di affossare il caso e fare dimenticare la vicenda, nelle ultime ore si è tornati a parlare dei file di Jeffrey Epstein e questo grazie a due fronti caldi: le pressioni della stampa sui giudici per eliminare i "buchi neri" (omissis) dai documenti e una serie di infuocate audizioni al Congresso.

​Giovedì scorso, il giudice distrettuale federale Emmet Sullivan ha inferto un duro colpo al Dipartimento di Giustizia (DOJ), dando ragione a un'azione legale promossa dalla nota giornalista indipendente e commentatrice legale Katie Phang.

Phang aveva presentato la causa contro il procuratore generale facente funzioni, Todd Blanche, il 26 aprile scorso dinanzi al tribunale federale del distretto di Columbia, rappresentata da Brendan Ballou e Samuel T. Ward-Packard del Public Integrity Project, sostenendo che i massicci “omissis” applicati da Blanche fossero una violazione palese dell'Epstein Files Transparency Act, la legge approvata dal Congresso americano a novembre 2025 con voto quasi unanime - e firmata da Trump stesso - che obbligava il Dipartimento di Giustizia a rendere pubblici entro il 19 dicembre 2025 tutti i documenti relativi alle indagini su Jeffrey Epstein.