Gentile Direttore,
ho letto con interesse il suo editoriale sul “contesto” nel quale operano le imprese siciliane. Un editoriale che ha il merito di riportare il dibattito sul terreno della realtà. E qui vorrei spingere la riflessione un passo più avanti. Il vero rischio non è la burocrazia, né la lentezza amministrativa, né le infrastrutture che attendono da anni di essere completate. Il rischio più grande è che tutto questo abbia smesso di indignarci. Abbiamo normalizzato ciò che normale non è. Abbiamo accettato come inevitabili tempi incompatibili con il mercato, servizi che funzionano a intermittenza, procedure che scoraggiano chi vuole investire e un sistema che troppo spesso costringe le imprese a sostituirsi al pubblico. Ed è proprio questa assuefazione il nostro vero nemico.
La recente vicenda di STMicroelectronics restituisce, ancora una volta, la fotografia plastica di ciò di cui stiamo discutendo. Un’azienda che continua a investire in Sicilia e a credere nel nostro territorio merita il riconoscimento dell’intera comunità. Ma il modo migliore per ricambiare quella fiducia è costruire un sistema che non costringa più le imprese a farsi carico di ciò che dovrebbe essere garantito dal “contesto”.






