Chissà come ci resteranno tutti quelli con la puzza sotto il naso che, dopo la sua vittoria a Sanremo con Per sempre sì, l'hanno massacrato di banalità e cattiverie a buon mercato.

Il 30 giugno - tenetevi forte - il Conservatorio statale Nicola Sala di Benevento conferirà la laurea honoris causa «al maestro Sal Da Vinci per l'elevato valore artistico del suo percorso e per la sua rara capacità di coniugare tradizione e innovazione, preservando l'identità culturale della canzone partenopea e proiettandola verso linguaggi musicali contemporanei accessibili alle nuove generazioni e al pubblico internazionale». Così si legge in un passaggio della lunga motivazione e per uno che ha iniziato a lavorare a sette anni - in teatro con il padre Mario, uno dei re della sceneggiata napoletana - e si è diplomato a quaranta all'Istituto Tecnico Aziendale («Non mi faccia domande sulla scuola perchè non ricordo niente»), si tratta di una specie di miracolo.

Non è un po' troppo? Non la imbarazza un tale riconoscimento?

«No. L'esperienza maturata sul campo è il più grande insegnamento che ho ricevuto. Questa laurea credo che sia il giusto riconoscimento a mezzo secolo di fatiche. Per il resto, ci sono tanti laureati in armonia che non sanno scrivere neanche mezza canzone... La musica è così: strana e sorprendente».