Le discriminazioni sul lavoro raramente arrivano con il rumore di una porta sbattuta. Più spesso hanno il tono di una battuta, di un'idea ignorata finché non viene ripetuta da qualcun altro, di un'interruzione continua durante una riunione. Sono quei piccoli gesti quotidiani che sembrano innocui ma, sommati, costruiscono un ambiente meno equo.
È proprio da questa zona grigia che nasce D-Verso, il progetto sviluppato da XMetaReal insieme a Valore D, che utilizza la realtà estesa (Extended Reality) per trasformare la formazione aziendale in un'esperienza immersiva. L'obiettivo non è spiegare cosa siano bias e microaggressioni, ma farli vivere in prima persona.
Il partecipante entra negli uffici virtuali di Synkrion, un'azienda immaginaria dove affronta una normale giornata di lavoro fatta di call, riunioni, pause caffè e decisioni. Nulla di spettacolare, almeno in apparenza. Perché è proprio nella normalità che emergono stereotipi, automatismi e pregiudizi spesso invisibili anche a chi li mette in pratica.
Uno degli scenari più significativi è quello di una riunione in cui una professionista presenta un'analisi tecnica senza ottenere particolare attenzione. Gli stessi concetti, ripetuti poco dopo da un collega uomo, vengono invece accolti con entusiasmo. Una dinamica familiare a molte persone, che qui diventa un momento di scelta: seguire il comportamento del gruppo o fermarsi a osservare criticamente ciò che sta accadendo.







