Il termine per definirla è “Povertà scolastica”. Un concetto forse burocratico ma che ben rappresenta come ogni studente che lascia, ogni giovane che non si forma, che abbandona anzitempo il percorso formativo, sia qualcosa che si perde. Una falla nel sistema Paese. E al Sud, in Sicilia in particolare, questo è ancora un fenomeno che segna intere generazioni. Meno che in passato, senza dubbio, ma quanto basta per impoverire, appunto, il futuro di una terra da cui, poi, fugge chi si laurea. Tutti i dati e i numeri della situazione dell’Isola sono stati pubblicati nei giorni scorsi nel Piano regionale strategico per il contrasto alla povertà educativa, approvato dalla Giunta della Regione Siciliana per contrastare il fenomeno. Statistiche misurate in cooperazione con Istat e Invalsi.
L'analisi dell'indicatore della dispersione scolastica, ossia la quota di 18-24enni che abbandonano gli studi con la sola licenza media, rivela innanzitutto un profondo divario tra la Sicilia e il resto del Paese. Nel 2025 l'Italia ha registrato un tasso nazionale di dispersione pari all'8,2%, mentre l’Isola si attesta al 13,7% nel 2025 (era al 15,2% nel 2024). In dettaglio, nell'isola, tra i maschi la dispersione scende dal 17,3% del 2024 al 16,5% del 2025, mentre tra le femmine va dal 13 al 10,7.







