La grande paura, la grande speranza. Dal 24 giugno scorso, il terrore di uno tsunami in grado di distruggere il poco che il terremoto ha lasciato in piedi ha accompagnato chi scava ancora fra le macerie. Ma è proprio lì che Tsunami è diventato anche sinonimo di speranza che arriva grazie a un fiuto ineguagliabile e la capacità di sentire che c’è ancora gente da salvare dove nessuno lo crede possibile. Manto bianco e nero, un occhio azzurro e uno marrone, Tsunami è un un cane da soccorso e nel Venezuela in cui il terremoto sembra aver liquefatto anche la macchina statale, è diventata un simbolo.

“Lei è la resilienza”, dice il suo conduttore, Jorge Beens, che con orgoglio sabato raccontava: “Oggi ha salvato 13 persone”. Almeno trenta il giorno prima. Nove anni fa era solo una cucciola di border collie maltrattata e denutrita, salvata dai volontari dell’associazione Aproa. Sono stati loro a contattare Beens, fondato e direttore del Centro di formazione delle squadre cinofile di intervento in disastri (K-Sar Ecid), per segnalargli la cagnolina ancora debole, ma estremamente intelligente. E lui ha capito che Tsunami aveva tutti i requisiti per diventare un’operativa delle squadre di soccorso.