C’è un’ala dell’ospedale della Sibaritide in cui qualcuno ha già montato i bagni. Sanitari lucidi, pareti rivestite, un corridoio che profuma di nuovo. L’unica cosa che manca è l’acqua. E la fogna. E gli impianti. È, a tutti gli effetti, un set fotografico — l’immagine perfetta da postare su Instagram con il commento “cantieri e fatti” — prima di rimontare in auto e tornare a Catanzaro.Ecco la fotografia reale del costruendo polo sanitario di contrada Insiti, a vent’anni dall’idea originaria, a cinque dall’avvio dei lavori, a meno di cinque mesi dalla scadenza contrattuale di ottobre 2026 che — questo ormai è chiaro a tutti, tranne a chi ha interesse a fingere che non lo sia — non sarà rispettata. O meglio: verrà rispettata forse nella forma, non nella sostanza.Perché la “consegna” della struttura e l’“entrata in esercizio” sono due cose radicalmente diverse, e il confine semantico tra le due fasi è il principale strumento di comunicazione della politica regionale su questo dossier.
Il cronoprogramma tarato sul calendario elettorale
Prima di entrare nella pancia del cantiere, è necessario nominare l’elefante nella stanza: il cronoprogramma con scadenza ottobre 2026 non è stato tarato sulla base delle reali condizioni di avanzamento dei lavori, ma delle aspettative politiche del presidente-commissario Roberto Occhiuto. L’obiettivo era consegnare l’ospedale — almeno simbolicamente — entro la fine della legislatura. Una legislatura che inizialmente si sarebbe dovuta chiudere a ottobre 2026, ma poi è andata com’è andata: dimissioni-ricandidatura nell’estate 2025, elezioni anticipate in autunno. Occhiuto rivince ma quel cronoprogramma che scandisce i tempi di realizzazione dell’ospedale della Sibaritide rimane tal quale. Ovvero ottobre 2026. Una data, quindi calibrata sul calendario politico e non su quello tecnico.








