Sembrano storie d'altri tempi. Di Usanze e tradizioni che rischiano di essere dimenticate. Un tempo a Sinnai, come accadeva ovunque, le massaie si alzavano in piena notte per preparare il pane per quanto serviva in famiglia almeno per una settimana. Un lavoro durissimo, con la pasta che si lavorava a mano e col pane che poi veniva cotto nel forno a legna, realizzati col mattone sardo. Una tradizione che non c’è più, se non in quale rara famiglia. Il pane fatto in casa rischia così di essere dimenticato anche se quel poco che viene prodotto mantiene i sapori e i profumi di un tempo. “Su pani fattu in domu” viene ormai raccontato dagli anziani del paese. Anche se, qualcuno lo prepara ancora per le grandi occasioni, per le feste insomma.
Da quattro anni è la festa di Sant'Isidoro (patrono degli agricoltori),che cerca di ripropone i sapori, i profumi e le forme di quel pane, con la tradizione che si unisce devozione e all’arte attraverso la preparazione de “su pani pintau” (pani decorato) e del pane quotidiano come civraxiu su coccoi e su strippiddi che si preparava impastando la crusca. «Per fortuna-dice Adele Pireddu-a Sinnai qualche forno c’è ancora. Io stessa, continuo a fare il pane per qualche occasione. Lo faccio con mia mia Vitalia Orrù, 91 anni. Lei conosce bene i segreti del pane di un tempo, i sapori e i profumi sono legati soprattutto al tipo di semola usata e alla legna utilizzata per preparare il forno alla cottura: meglio usare soprattutto “sa modditzi”(lentischio) e “su mudregu” (il cisto)».






