Per citare il titolo di questa rubrica, quando venni trasferito a Londra, dopo un quarto di secolo di “grand tour” come corrispondente di questo giornale in giro per il mondo, mi sentii di essere arrivato a casa.

Non perché avessi una straordinaria familiarità con la capitale britannica, dove ero stato varie volte ma non più che a Parigi o a Barcellona.

Bensì perché il mio passaporto, con su scri…