di

Carlos Passerini

Leo Messi a segno nelle ultime sette partite dei Mondiali, al sesto gol in questo. E il capitano dell'Inter si libera dell'ossessione di un gol iridato. Bene anche Nico Paz, titolare nonostante le voci di mercato

DAL NOSTRO INVIATODALLAS — «Quiero ver la cuarta estrella», cantano incessantemente i tifosi argentini, «voglio il quarto titolo», al ritmo di trombe e tamburi che rimbombano dentro al chiuso del Dallas Stadium, in un frastuono da carnevale poco yankee e molto latino. Una sinfonia costante, ossessiva, quasi ipnotica, che tiene il tempo per tutti e novanta i minuti della partita vinta in scioltezza sulla modesta Giordania, che consente all’albiceleste di chiudere il girone a punteggio pieno e prepararsi al meglio al testacoda dei sedicesimi contro Capo Verde. Sulla carta, uno scontro scontato. Ma che va affrontato con la massima serietà, per evitare brutte sorprese. C’è solo un momento in cui la musica s’interrompe, bruscamente, attorno all’ora di gioco: quando Messi si alza dalla panchina. Il boato dei 70mila è assordante. Leo ormai è una popstar. E sa come si fa: alza la mano, sorride, saluta, ringrazia. Poi, alla prima palla buona, un calcio di punizione al limite col portiere giordano che piazza una barriera insensata, trova il modo di segnare il sesto gol del suo sesto Mondiale, il diciannovesimo in tutto, come nessun altro. Ha segnato sempre, nelle ultime sette partite con la Nazionale: ennesimo record.