di
Nicolò Franceschin
Il capitano dell'Inter contro la Giordania ha segnato la sua prima rete in una Coppa del Mondo, allontanando pressioni e critiche
Più di un semplice rigore. Più di un semplice gol. Quella segnata contro la Giordania, per Lautaro Martinez è una rete che la bellezza delle prime volte e la leggerezza che arriva dopo molte pressioni lasciate alle spalle. E quegli undici metri racchiudevano tanto. Il primo gol segnato in un Mondiale (in nove partite giocate). Un appuntamento che era mancato in Qatar, nonostante la vittoria finale, e in questo inizio di Coppa del Mondo. E si sa, quando un attaccante non segna, le critiche si moltiplicano. Soprattutto se sei il centravanti dell'Argentina e il capitano dell'Inter. E il loro peso aumenta se il calcio lo vivi nella sua massima intensità e ti carichi di aspettative. E Lautaro è tutto questo e il gol gli mancava. Tanto.
Lo si capisce dalla rabbia della sua esultanza. Lo si comprende dal gesto con cui con le braccia si è metaforicamente tolto di dosso il carico di polemiche e tensioni dei giorni precedenti. E, ancor di più, leggendo le sue parole a fine partita a Telefe: «Non l'ho vissuta male, ma cercavo di lavorare su quell'ansia e questa rete è un sollievo. Anche perché arrivavo da due gol annullati per fuorigioco all'inizio del Mondiale». E dalla scorsa notte, per Lautaro Martinez è iniziato una nuova Coppa del Mondo. Ha segnato il suo primo gol. Lo sguardo è rivolto al 19 luglio, con il sogno di una seconda finale da vivere. Questa volta senza i dolori alla caviglia che lo avevano tormentato quattro anni fa, con un ruolo da protagonista e da attaccante titolare della Selección.











