Ci sarebbero tanti numeri per spiegare Lautaro Martinez. Ma si parte dalle lacrime e dalle due dediche che l’attaccante argentino ha voluto esprimere dopo il gol che ha permesso all’Argentina di raggiungere, in rimonta sull’Inghilterra, la finale contro la Spagna a questo Mondiale. “A mio papà, che mi ha sempre seguito; a mia mamma, che addirittura mi faceva il letto per permettermi di allenarmi al meglio. È per loro”. Non è il primo a pensare alla sua famiglia, di certo. Non sarà neanche l’ultimo. Ma è stato sincero, Lautaro. Perché la gioia immensa che si è regalato e che ha regalato a tutta l’Argentina resta per sempre. E il suo percorso non è per nulla terminato.

Numeri quasi da podio

In 84 partite con la maglia albiceleste, Lautaro ha segnato 40 reti. Una in meno di Aguero (in 101 partite), 15 in meno di un fenomeno come Batistuta (78 partite), 85 in meno dell’inarrivabile Messi (in 206 partite). Stop. Un rendimento in Nazionale che a molti, anche dopo la splendida rete contro l’Inghilterra, è parso un lampo nel buio ma che invece lampo non è: ha vinto due coppe America di cui una da capocannoniere, ha segnato il rigore decisivo in Qatar contro l’Olanda e ha partecipato al gol della vittoria di Messi nella finale contro la Francia. Quest’anno, ha segnato ai gironi contro la Giordania, poi contro la Svizzera ai quarti e quindi ieri, appunto, contro la squadra di Tuchel. In pieno recupero. Su assist, di destro e meraviglioso, di Messi. Con un’incornata che ‘il Toro’ ha nel suo repertorio: di cattiveria, rabbia, da bomber.