A nulla sono serviti endorsement e prefazioni di Trump e Vance. Certo, il timing non ha aiutato: il secondo è uscito proprio mentre la premier rompeva con The Donald. E anche la controversa casa editrice…

Giorgia Meloni lost in translation: la traduzione americana del suo libro Giorgia’s Vision si è persa nel vuoto mediatico, è caduta nel nulla. Un rapido check conferma che non è uscita nemmeno una recensione. Né il New York Times, né il Washington Post, né il Wall Street Journal si sono dati la pena di parlarne. Eppure il libro scritto a quattro mani con Alessandro Sallusti era stato lanciato con una sbandieratissima prefazione del vicepresidente JD Vance e un blurb in copertina firmato addirittura da Donald Trump, che definiva Meloni «one of the real leaders of the world»: probabilmente lo pensava davvero, quando ad aprile è uscito il libro; poi, come sappiamo, qualcosa tra loro si è irrimediabilmente rotto. Quanto alle vendite, è ancora troppo presto per sapere com’è andato.

La copertina del secondo libro di Giorgia Meloni tradotto per il mercato Usa.

L’endorsement di Trump non è servito

L’endorsement ad alto voltaggio pensato dall’editore per posizionare il volume non è servito a nulla: mentre ignoravano la donna che Politico, ai bei tempi, aveva definito la persona più potente d’Europa, i grandi media si sono affannati piuttosto a coprire il memoir dell’ex premier neozelandese Jacinda Ardern, A different kind of Power (tradotto anche in italiano da Baldini+Castoldi). Eppure i blurb, gli “strilli” sulle fascette, solitamente funzionano, e uno firmato Trump non tutti se lo possono permettere. Breve excursus sulla curiosa storia della parola: fu inventata nel 1907 dall’umorista Gelett Burgess; per promuovere il suo nuovo libro, creò una finta copertina con la foto di una donna – chiamata scherzosamente Miss Belinda Blurb – ritratta mentre gridava estasiata: «Meraviglioso! Leggetelo!».