C’è un aspetto che non passa inosservato in Louisiana: le persone. I loro sorrisi sono il benvenuto in questo stato del Sud, una gentilezza autentica di chi non vive l’accoglienza come un prerequisito turistico ma la considera un invito sincero a condividere il piacere dello stare assieme. Forse un retaggio atavico, quello di una fusione di culture alla base della società, un mosaico di tradizioni americane e franco-spagnole unite all’influenza delle comunità afro caraibiche. È questo che la rende speciale, e gioiosa, nonostante un passato legato alla schiavitù, memoria consapevole capace di trasformare il rancore in una visione aperta e tollerante. Un’identità multiforme quella della Louisiana, e illuminata, in cui coesistono cattolicesimo e atavici rituali voodoo, musica jazz e blues, ma anche ritmi rock, hip-hop e una delle scene rapper più influente degli ultimi tempi.

La cucina poi è un incontro felice, uno dei ricettari più apprezzati degli Stati Uniti che mixa saperi creoli a influenze caraibiche con immancabili sfizi, a cominciare dalla doratura perfetta delle patatine fritte, da tuffare nella Louisiana Hot Sauce a base di peperoncini di Cayenna, alternativa un po’ meno spicy a vossignoria il Tabasco, re del barbeque domenicale. Ma un buongiorno non può essere tale se non si comincia con un vassoio di beignets calde, le soffici e fragranti frittelle ricoperte da un generoso strato di zucchero a velo, da accompagnare a un café au lait. L’influenza francese in cucina si fa sentire, così le note esotiche e speziate del leggendario gumbo, la zuppa a base di riso con pollo e salsiccia o gamberi, e quelle della jambalaya, piatto creolo per eccellenza a base di riso, carne di pollo o salsiccia, cipolle, peperoni, sedano e spezie, con possibile aggiunta di frutti di mare, un “mix&match” che è una meraviglia, da annaffiare con dell’ottima birra artigianale, molto più di un semplice brindisi, un fiore all’occhiello della produzione locale, sinonimo di lavoro, conoscenza e tradizione, tanto da coniare il detto “Culture on tap”, “Cultura alla spina”.