La difesa di Cecere si prepara a lanciare la sfida in Appello. A trent’anni da quel 6 maggio 1996, sul giallo di via Marsala a Chiavari si avvicina il secondo capitolo giudiziario. Quattro mesi dopo la sentenza di primo grado nel primo processo che sia mai stato celebrato sul delitto di Nada Cella, la segretaria 24enne massacrata nello studio del commercialista Marco Soracco presso il quale lavorava, l’atto di appello presentato dalla difesa dell’unica imputata per omicidio volontario aggravato accende i riflettori sulle presunte incongruenze della sentenza della Corte d’Assise di Genova. Non tornano, secondo gli avvocati dell’ex insegnante che abita nel Cuneese da tempo, le motivazioni che hanno portato alla condanna a 24 anni per l’omicidio, delitto d’impeto e da sentenza con un movente legato alla gelosia e a un disegno di rivalsa dell’assassina. Un documento di 94 pagine Novantaquattro pagine di atto di impugnazione, nelle quali i legali dell’ex insegnante cuneese Giovanni Roffo e Gabriella Martini ripercorrono e smontano l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna. Partendo da un presupposto che a loro avviso minerebbe le basi della pronuncia: «Nell’urgenza di fornire una risposta giudiziaria, la sentenza sconta un peccato originale, ovvero quello di aver trasformato il vecchio materiale indiziario in una nuova trama accusatoria; e ciò ad onta del fatto che tale vecchio materiale sia stato ritenuto insufficiente ed abbia condotto al proscioglimento di Anna Lucia Cecere non solo nel 1996 (quando la sua posizione venne archiviata), ma soprattutto dopo la riapertura del caso, quando nel 2024 il Gup di Genova pronunciò sentenza ex art. 425», scrivono i difensori. Che procedono sottolineando come gli elementi portati in aula dall’accusa non siano frutto di nuove prove scientifiche o di testimonianze inedite, ma una reinterpretazione di indizi già vagliati e scartati nel corso degli anni. «La Corte di Assise - si legge nel documento - nel faticoso percorso di ricerca della verità processuale e di verifica accusatoria, anziché coltivare il dubbio, ha “abbracciato” una tesi, l’ha fatta propria, puntellandola di congetture, illazioni, supposizioni che tutte insieme hanno contribuito a disegnare l’architettura della condanna». Una condanna che quindi, per i legali di Cecere, risponderebbe alla «pressante domanda sociale di giustizia al di là di ogni ragionevole dubbio». Frutto di un clima «malsano» che, per i due avvocati, insieme alla risonanza mediatica avrebbe «concretamente inquinato l’autenticità delle testimonianze raccolte a dibattimento». La difesa ricorda infatti che la posizione di Anna Lucia Cecere, indagata per soli 5 giorni nel 1996, era stata archiviata. E ricorda la decisione del Gup di Genova che, nel marzo del 2024, aveva inizialmente prosciolto Cecere con una sentenza di non luogo a procedere ritenendo gli elementi «insufficienti e contraddittori» per sostenere un’accusa in giudizio. Decisione che fu poi ribaltata dalla Corte d’Appello. La “trama accusatoria” Ora i legali dell’ex insegnante chiedono ai giudici di secondo grado di resettare la «trama accusatoria», che non avrebbe tenuto conto e sufficientemente permesso di approfondire l’esistenza di «piste alternative». E anche se l’atto non lo cita espressamente, a lettura il pensiero va a quelle storicamente esistite, ma archiviate, come fu per la posizione di Soracco, datore di lavoro della giovane (condannato lo scorso febbraio a due anni, ma per favoreggiamento). «Nel corso dell’istruttoria sono emerse alcune circostanze che, se adeguatamente approfondite, avrebbero potuto suggerire ricostruzioni dell’omicidio ben lontane rispetto a quelle fatte proprie dalla Corte di Assise», sottolineano i legali, che puntano l’attenzione su alcuni comportamenti insoliti della vittima: le preoccupazioni e il malcontento dell’ultimo periodo, il mistero sul perché il sabato precedente il delitto si fosse recata sul posto di lavoro, la sua insoddisfazione e volontà di non lavorare più da Soracco, confidata anche allo zio. Timori non sufficientemente vagliati secondo la difesa di Cecere, che punta a riaprire la partita con un secondo grado forse al via già entro l’anno.