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Il 4 luglio a Teheran, la capitale dell’Iran, inizieranno i funerali di Ali Khamenei, ucciso da un bombardamento israeliano il 28 febbraio, nel primo giorno della guerra in Medio Oriente. Khamenei era la Guida suprema, la principale autorità politica e religiosa del paese, e da allora il suo posto è stato preso da Mojtaba Khamenei, suo figlio. I funerali saranno un momento centrale per il regime iraniano, che vuole dare una dimostrazione di unità nazionale e allo stesso tempo mostrarsi “presentabile” di fronte ai leader politici stranieri, invitati insieme a diversi giornalisti internazionali a seguire la cerimonia, che si terrà in tre città diverse.

I funerali erano stati rinviati per mesi a causa della guerra. Ora il regime li vuole sfruttare per celebrare la vecchia leadership, per legittimare la nuova – Mojtaba Khamenei – e per riproporre la retorica di un paese unito dopo una guerra vinta.

La cerimonia comincerà nella Grande moschea di Teheran e proseguirà con un grande corteo a cui, secondo il sindaco di Teheran Alireza Zakani, parteciperanno 15-20 milioni di persone. Dal 7 luglio le celebrazioni si sposteranno nella città di Qom, importante centro religioso dell’islam sciita, e poi a Mashhad il 9 luglio: anche qui sono attese più di 10 milioni di persone (le stime sono ovviamente delle autorità iraniane e vanno prese con cautela).