In dieci anni una persona su cinque soccorsa in mare è stata un bambino o un adolescente che viaggiava da solo. Come Alysia, una diciassettenne etiope fuggita quando la sua famiglia è stata sterminata, più e più volte violentata in Libia, salvata insieme alla figlia nata da quelle violenze al quarto tentativo di traversata. O Amath, senegalese, scappato insieme al fratello quando era un bambino e per dieci volte finito in prigione, picchiato, torturato, minacciato di morte prima di riuscire a lasciare la Libia su una tinozza. Sono solo alcuni degli 8.366 minori non accompagnati salvati in dieci anni di missioni da Ocean Viking dell’ong Sos Méditerranée.
La macabra contabilità
Nello stesso periodo, secondo l’Unicef oltre 3.500 sono spariti tra le onde. Una contabilità macabra, che non si ferma. Anzi. Nel corso degli anni, l’ incidenza è cresciuta vertiginosamente. Se fino al 2023 il rapporto tra minori che perdevano la vita durante la traversata e coloro che sbarcavano al sicuro in Italia era di quasi uno su 300, oggi si avvicina a un decesso ogni 200 arrivi. E nei primi tre mesi del 2026, che ha segnato un aumento percentuale record di morti nel Mediterraneo, il rapporto ha raggiunto addirittura un decesso ogni 144.






