Hanno 5.500 anni le più antiche tracce della peste. Sono state individuate grazie all'analisi del Dna estratto da 46 cacciatori-raccoglitori vissuti in Siberia in epoca preistorica, molto prima, dunque, che l'avvento dell'agricoltura e delle città creasse le condizioni solitamente associate alle epidemie. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve al gruppo di ricerca guidato dall'Università di Copenhagen. I risultati suggeriscono che le prime epidemie di peste potrebbero essere state letali quanto quelle documentate in epoca storica e supportano l'ipotesi che il batterio Yersinia pestis possa aver avuto origine nell'Asia centrale o Nord-orientale, per poi diffondersi in Europa e nel resto dell'Asia grazie a roditori selvatici come le marmotte.

I ricercatori coordinati da Martin Sikora ed Eske Willerslev hanno analizzato il Dna antico proveniente da resti umani rinvenuti in quattro cimiteri di cacciatori-raccoglitori del Neolitico attorno al lago Baikal, nella Siberia orientale. Utilizzando tecniche avanzate, gli autori dello studio hanno potuto ricostruire anche gli antichi genomi batterici conservati nei denti rivelando, in 18 dei 46 individui, ceppi primitivi di peste finora sconosciuti.