di
Carlos Passerini
Stelle e stelline d'Africa stregano il Mondiale: dai riccioli di Diomande corteggiato dal Liverpool al sorriso di Mané, fino alle rughe di Salah, ormai senza squadra a 34 anni: il Continente si ritaglia spazi e ora sogna in grande
DAL NOSTRO INVIATO DALLAS — I riccioli di Bouaddi, le treccine di Diomande, il sorriso di Mané, le rughe di Salah. Stelle e stelline. Gol ed esuberanza, talento e mercato, fra presente e futuro. Sono gli Stati Uniti d’Africa, così è stata ribattezzata la Coppa made in Usa, dove l’ombelico del mondo si sta ritagliando spazio. Dal Marocco a Capo Verde, dal Sudafrica alla Costa d’Avorio fino all’Egitto, quanti exploit. E una domanda: fin dove possono arrivare? È forse giunto davvero il momento di una squadra africana che se la giochi fino in fondo?
La qualità è sempre più alta. E sono diverse le stelle che proprio grazie alla vetrina Mondiale si stanno mettendo in mostra. «Non penso al mio futuro» ha detto Diomande, 19 anni, attaccante ivoriano del Lipsia: da Liverpool sono pronti a investire 100 milioni di euro, anche se il club tedesco per ora fa muro e ne chiede almeno 120. In tre partite non ha ancora segnato, ma ha dimostrato una classe non comune. La sua lettera pubblica alla sorella Roxanne scomparsa a soli 15 anni ha fatto il giro del mondo: «Sei stata la prima a credere in me, ogni volta che segnerò farò in modo che tutti sappiano il tuo nome».














