Pavia. Beni confiscati alla criminalità, organizzata e comune, durante i procedimenti penali e rimasti dopo le sentenze nei depositi del tribunale di Pavia ora tornano “in circolo” andando all’asta. Con il ministero della Giustizia che punta, come minimo, ad incassare 208mila euro. È questo il caso dell’Ufficio Corpi di Reato del tribunale di Pavia, che insieme all’Istituto Vendite Giudiziarie (IVG) di Pavia-Lodi ha organizzato un’asta telematica in programma dal 9 al 10 luglio. Un appuntamento tutt’altro che ordinario, perché dietro quei lotti non c’è solo merce: c’è un pezzo di cronaca giudiziaria che si trasforma, all’improvviso, in catalogo d’acquisto. Cosa va all’asta L’inventario, suddiviso in 20 lotti, sembra quasi raccontare una storia a episodi. Dentro ci si trova davvero di tutto: oggetti preziosi, beni tecnologici, veicoli e persino strumenti dal significato decisamente più ambiguo. A dominare la scena è l’oro, come spesso accade nelle vicende legate ai sequestri: chili di metallo prezioso accumulati nel tempo, tra cui spiccano 128 monete d’oro tipo Marenghi, per un totale di circa 832 grammi, insieme a lingotti, parure, centinaia di anelli, spille e persino fermasoldi impreziositi da sterline inglesi incastonate. Accanto al “tesoro” ci sono gli oggetti della vita quotidiana, quelli che riportano improvvisamente la vicenda su un piano più concreto: smartphone Xiaomi e Samsung, tablet, computer Hp. E poi, in mezzo a tutto questo, una serie di pezzi decisamente più insoliti, quasi da romanzo criminale: una borsa con attrezzi da scasso, una canna verde dotata di un dispositivo artigianale per il prelievo da oleodotto, una scacchiera in cristallo firmata Swarovski, tre paia di scarpe della maison Boggi di Milano, biciclette da montagna Bianchi e Scott. Il catalogo non si ferma qui e alza ulteriormente il livello quando entra in scena la sezione “mezzi”: un trattore stradale Daf del 2017, un semirimorchio frigorifero Krone con targa spagnola, una Audi Q5 e un Mercedes Viano. Oggetti che, messi tutti insieme, restituiscono l’immagine di un circuito illecito strutturato, fatto non solo di piccoli reati ma anche di movimenti economici consistenti. Il valore totale La base d’asta complessiva supera i 208mila euro. Il valore, però, non è distribuito in modo uniforme: i lotti più preziosi sono quelli dei gioielli e dell’oro, che da soli fanno la parte del leone con valutazioni da 70mila euro, 76mila euro e 50mila euro. All’estremo opposto, invece, si trovano i beni più “accessibili”, quasi da asta popolare: il lotto di elettronica parte da appena 50 euro, mentre un paio di scarpe griffate può essere aggiudicato anche per 30 euro. Il meccanismo è quello classico della vendita all’incanto in versione digitale: tutto avviene online, e si aggiudica il bene chi rilancia di più. Se un lotto non trova acquirenti, viene rimesso in gioco in successive tornate d’asta. Va poi considerato un dettaglio non secondario: chi si aggiudica i beni deve versare una commissione del 10% all’IVG, oltre al prezzo finale. Ma la parte forse più significativa riguarda la destinazione dei proventi. Il ricavato netto non resta sul territorio, ma confluisce nel Fondo Unico Giustizia, gestito da Equitalia Giustizia, che ha il compito di ridistribuire queste risorse per sostenere il sistema giudiziario e le attività di sicurezza pubblica. In altre parole, ciò che nasce da sequestri e procedimenti penali rientra nel circuito dello Stato, trasformandosi in risorse per la collettività. E mentre alcuni beni — come gli orologi contraffatti — vengono direttamente distrutti, altri finiscono invece per diventare oggetti contesi all’asta, in una curiosa metamorfosi: da strumenti o simboli di illegalità a strumenti, almeno indirettamente, di legalità.
Oro, gioielli e auto di lusso: il tesoro della malavita va all’asta
Si tratta di beni confiscati alla criminalità organizzata e comune e rimasta nei depositi del tribunale






