Il regista, in corsa per gli Oscar, racconta la genesi del cortometraggio dedicato all’omicidio del calciatore nato ad ArgentaSi intitola Denis 18.11.89, il documentario che il regista Francesco Gallo ha dedicato a Denis Bergamini, calciatore originario di Argenta morto 36 anni fa in Calabria, in circostanze tuttora mai chiarite, mentre militava tra le fila del Cosenza.

Francesco Gallo, come è nata l’idea di realizzare un cortometraggio sulla vicenda Bergamini?

"Tutto è cominciato quando, nel 2017, è stato riesumato il corpo di Denis. Da quel momento, in quanto regista e sceneggiatore cosentino, ho sentito l’esigenza di raccontare questa vicenda, cercando di dare voce a chi fino a quel momento aveva avuto poco spazio: mi riferisco a Donata, la sorella di Denis. Dopo due anni siamo riusciti a intervistarla e da lì sono iniziate le riprese. C’era la necessità di raccontare questa storia attraverso il linguaggio del cinema".

Cosa l’ha spinta a raccontare proprio l’intera giornata di quel maledetto 18 novembre?

"È una bella domanda. L’intera vicenda Bergamini era già ampiamente conosciuta. A colpirmi è stata soprattutto l’intervista a Donata: il racconto del viaggio da Boccaleone a Cosenza e l’esperienza vissuta con il personale medico e le forze dell’ordine rappresentano una tragedia nella tragedia. In quel momento ho capito che quella era la storia che volevo raccontare".