di Sofia VenturaNel marzo 2023, Vladimir Putin era stato raggiunto da un mandato di arresto della Corte penale internazionale per deportazione illegale e trasferimento illegale dall’Ucraina occupata alla Russia di bambini. Analogo mandato di arresto era stato emesso per Maria Lvova-Belova, Commissaria presidenziale russa per i diritti dei bambini (sic!). In un’intervista diffusa nell’ottobre 2025, la ‘Commissaria presidenziale’ aveva raccontato del quindicenne di Mariupol – una delle città martiri dell’Ucraina – da lei “adottato”, e di come fosse riuscita a “educarlo” nonostante la sua riottosità e il suo legame con la madrepatria. Putin e Lvova-Belova costituiscono i vertici di un’operazione criminale che, secondo ad esempio uno studio della Yale School of Public Health, coinvolge diverse istituzioni, come la Duma, il partito di Putin Russia Unita e il Ministero dell’Educazione.
L’operazione è stata condotta sin dai primi momenti dell’invasione e, per quanto riguarda le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, addirittura dai giorni immediatamente precedenti, e ancora prosegue. Le deportazioni di minori hanno come destinazione istituti, campi di addestramento, famiglie russe. Molti vengono registrati in portali per le “adozioni”. Secondo i siti ucraini “Children of war” e “Bring Kids Back” – quest’ultima un’iniziativa della presidenza – oltre 20.600 sono i minori deportati. Più di 2.300 sono i bambini recuperati, spesso grazie a rocambolesche ricerche dei familiari, oltre che di organizzazioni impegnate sul campo. Secondo il rapporto sopra citato, il regime avrebbe modificato le norme su cittadinanza, tutela e adozione per consentire di trasformare in “russi” i ragazzi deportati.






