PONTE DI PIAVE (TREVISO) - Ben Ameur Abdelhak si è tuffato in uno dei punti più pericolosi del Piave ed è morto a causa di una congestione fulminante: è il quarto decesso in tre anni nel medesimo tratto del fiume. E anche la storia, ancora una volta di uno straniero, è la stessa dei casi precedenti: prima la spensieratezza, poi le ambulanze. Il trentenne tunisino, residente a Milano ma ospite di un connazionale nel Trevigiano, stava scherzando con gli amici dopo un picnic quando, nel tentativo di ripararsi dalla calura, ha deciso di tuffarsi dalla base in cemento di un pilone del ponte ferroviario al confine tra San Biagio e Ponte di Piave. Si tratta di una pozza che la gente del posto conosce ed evita da sempre, proprio perché “maledetta”. Mulinelli e correnti improvvise la rendono pericolosa anche per nuotatori esperti. Questa volta però a uccidere è stato il contrasto tra la temperatura gelida dell’acqua e i 38 gradi percepiti all’esterno.
Si tuffa nel Piave con due amici per rinfrescarsi, 30enne muore annegato VIDEO LA RICOSTRUZIONE Alle 15.30 di ieri pomeriggio Ben ha deciso di tuffarsi comunque: lo sbalzo termico ha finito per interrompergli la digestione e rallentare il suo battito cardiaco fino a fargli perdere i sensi. Il corpo del trentenne, che ha fatto in tempo a gridare aiuto, è scomparso nel giro di pochi secondi, inghiottito dalla corrente. Le ricerche sono state attivate poco dopo, ma non è bastato: i vigili del fuoco e il Suem 118, già impegnati in vari interventi lungo il Piave in passato (e quindi ormai allenati in quel tipo di emergenza), sono intervenuti nel giro di quindici minuti. Hanno subito iniziato a scandagliare la zona, anche seguendo le indicazioni dei due amici di Ben, che invece sono riemersi senza difficoltà.Immediato anche l’arrivo dei carabinieri della compagnia di Conegliano e della stazione di Roncade, che hanno cominciato ad ascoltare le testimonianze degli altri bagnanti. Sul posto è atterrato anche l’elisoccorso Leone con il tecnico. Le squadre dei vigili del fuoco del distaccamento di Motta di Livenza e il nucleo sommozzatori da Venezia sono riusciti a individuare poco dopo il corpo del giovane. L’hanno trascinato sulla sponda: il medico ha iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Ma, anche dopo diversi tentativi, il cuore di Ben non ha ripreso a battere. Verso le 16.30 è stato dichiarato il decesso. IL RICONOSCIMENTO Poco più tardi i carabinieri hanno iniziato le operazioni di riconoscimento della salma, partendo dai pochi oggetti che aveva con sé: uno zainetto, un paio di ciabatte e i suoi amici. Questi ultimi, uno dei quali vive proprio a San Biagio, hanno raccontato chi fosse Ben e perché si trovasse in Italia. «La sua famiglia si trova in Francia», hanno spiegato. Con sé, infatti, lo straniero non aveva la carta d’identità, ma solo una tessera sanitaria. Una volta avvisati del decesso del trentenne, i familiari hanno delegato l’amico per la gestione del cadavere, che è stato prelevato e portato all’obitorio da una ditta della zona. E nonostante la tragedia appena avvenuta, la spiaggia di Fagarè della Battaglia è rimasta affollata per tutto il pomeriggio: famiglie, barbecue, coppiette e tanti bagnanti. Il caso riapre il dibattito sulla pericolosità della balneazione sul fiume sacro alla Patria. Non è la prima vittima di quest’anno: Kumar Mahey Verinder, diciannovenne indiano, è morto a Cimadolmo il 1 giugno scorso, proprio sulle sponde del Piave e più precisamente in un punto molto frequentato dai ragazzi. Nonostante Kumar non sapesse nuotare, anche in quel caso potrebbe essere stato un malore improvviso a farlo crollare in acqua e annegare.Sul posto, ieri, c’era anche la sindaca di San Biagio Valentina Pillon: «Per quanto ci proviamo, non riusciamo a far capire quanto sia pericoloso e soprattutto vietato fare il bagno nei fiumi», ha constatato.







