Frutto di uno dei tanti paradossi della storia, è a Chantilly, nella celebre dimora appartenuta ai principi di Condé e poi al duca di Aumale, imparentati entrambi con la casa reale dei Borbone di Francia, che si è appena inaugurata la splendida mostra consacrata a Carolina Murat e al suo lascito artistico: De Naples à Chantilly Les collections de la Reine Caroline Murat (Musée Condé, sala del Jeu de Paume, fino all’1 ottobre 2026, catalogo In Fine – Éditions d’Art).
Nel 1804 il fratello di Carolina Napoleone Bonaparte non si era infatti sbarazzato del duca di Enghien, ultimo discendente dei Condé, facendolo fucilare, dopo un processo farsa? E nel 1806 l’impostore corso non aveva scacciato i Borbone da Napoli e messo sul trono delle due Sicilie prima il fratello Giuseppe e poi la sorella Carolina e suo marito Gioacchino Murat? Costretta a sua volta, dopo la tragica fine dell’epopea napoleonica, a partire precipitosamente per l’esilio il 25 maggio 1815, la ex sovrana dovette abbandonare a Napoli gran parte delle opere d’arte da lei acquistate a titolo personale e che vennero recuperate dal principe di Salerno, ultimogenito di Ferdinando I di Borbone tornato a sedere sul trono napoletano. Alla sua morte, nel 1851, fu il genero, il duca di Aumale, quarto figlio di Luigi Filippo, a assicurarsene il possesso e a destinarle a essere esposte assieme ad altre innumerevoli opere d’arte che era andato acquistando nel castello di Chantilly, da lui ricostruito di sana pianta dopo l’iconoclastia rivoluzionaria.






