In Libano tutti (tranne gli sciiti) sono stanchi della guerra e condannano l’ostinazione di Hezbollah, di cui il governo progetta il disarmo. A Gaza cresce l’insoddisfazione e l’opposizione ad Hamas: “Dobbiamo sfidarne il terrore, ed è un affare interno nostro”. Un processo che non comprende un’apertura politica a Israele: troppe bombe, troppi morti.

Succede, a volte, che la durata e la violenza di una guerra e il suo impatto umanitario ed economico svuotino di significato la retorica dei sistemi ideologici. In Libano e a Gaza si sta verificando questo fenomeno, ovvero una lenta, ma graduale saturazione delle popolazioni locali nei confronti di Hezbollah e Hamas. Questo processo non comprende un'apertura politica verso Israele, che la gente continua a condannare per gli attacchi che hanno provocato la morte di decine di migliaia di persone, ma descrive un progressivo sfinimento verso i gruppi che si autoproclamano "della resistenza".