I due Paesi dichiarano la volontà di porre fine al conflitto, garantire la reciproca sovranità e costruire relazioni di buon vicinato. Ma restano aperti interrogativi sulle modalità di attuazione dell’intesa e sulle principali sfide ancora da affrontare
Quattordici punti, lo stesso schema adottato nel piano di pace tra Stati Uniti e Iran. È così che si presenta l’accordo quadro firmato ieri a Washington da Israele e Libano con la regia americana. Un’intesa già bocciata da Hezbollah che, almeno nelle intenzioni, punta a «raggiungere una pace e una sicurezza durature». Nel preambolo, i due Paesi dichiarano la volontà di porre fine al conflitto, garantire la reciproca sovranità e costruire relazioni di buon vicinato. Ma come? Uno dei pilastri riguarda il disarmo di Hezbollah. L’accordo prevede infatti il ripristino dell’autorità sovrana dell’esercito libanese su tutto il territorio nazionale, previo un «processo di disarmo verificato dei gruppi armati non statali». Solo al completamento di questo obiettivo, come ha ricordato venerdì Netanyahu, le Forze di difesa israeliane (Idf) procederanno a un ritiro graduale dal territorio libanese. Le modalità operative, non meglio specificate, saranno definite in un apposito allegato sulla sicurezza.










