Il presidente del governo vallesano auspica che il luogo della tragedia di Capodanno possa diventare un luogo “pacifico e accessibile offrendo un degno tributo a coloro che sono morti”
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A sei mesi dalla terribile tragedia dell'incendio di Capodanno che ha provocato 41 morti e 115 feriti al locale “Le Constellation” di Crans Montana, il presidente del governo vallesano Christophe Darbellay ha spiegato chiaramente cosa diventerà quel luogo adesso associato soltanto a morte e dolore.“Ruolo centrale alle famiglie delle vittime”Al giornale 'Le Temps', Darbellay ha intanto specificato che “non sarà mai più un bar”. Il nuovo progetto per riqualificare quel locale "deve partire dalla società civile e attribuire un ruolo centrale alle famiglie delle vittime". Darbellay ha parlato anche dei progetti per un monumento commemorativo e che il programma dovrà essere "bello, pacifico e accessibile, e offrire un degno tributo a coloro che sono morti, ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti nelle operazioni di soccorso".La commemorazione a gennaioOltre a delineare il futuro del bar Le Constellation e la creazione di un memoriale, Darbellay ha indicato un terzo elemento "essenziale" per onorare le vittime: una commemorazione il 1° gennaio 2027. Darbellay, che dal 1° maggio ricopre la carica di presidente del governo cantonale del Vallese per un mandato di un anno, ha affrontato anche le questioni relative alle responsabilità per la tragedia, che ora sono al vaglio della magistratura."Dobbiamo dire la verità a questi giovani. I responsabili saranno chiamati a risponderne", ha affermato.Ad oggi, la responsabiltà di quanto avvenuto nella notte di Capodanno non è stata attribuita al Cantone. Tra i 14 imputati figurano i comproprietari del bar, i coniugi Moretti e altre persone che sono, o sono state, legate al Comune.Tuttavia, Darbellay ha sottolineato al quotidiano svizzero che "non si può escludere" che anche altri membri dell'amministrazione o delle autorità cantonali possano essere incriminati. "Spetta ai tribunali decidere e dobbiamo rispettare il loro giudizio".







