Open Arms, l’ong spagnola, sta esponendo al Consiglio d’Europa le foto di alcune delle sue operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. L’esposizione è stata voluta dalla senatrice Sandra Zampa (PD), presidente della commissione del Consiglio Europeo per la migrazione. Presentando l’esposizione la senatrice ha ricordato che salvare le vite umane nel mare non è un un’“opzione” (soggetta a valutazioni politiche o economico-sociali) ma “ma un obbligo legale e un imperativo morale". Colpiscono i dati IOM (l’agenzia dell’ONU) da lei riferiti: dall’inizio di quest’anno sono annegati nel Mediterraneo 756 persone (460 in più rispetto all’anno scorso) mentre dal 2014 ad oggi sono state perse 35.000 vite. Sono dati catastrofici a cui ci stiamo assuefando. Sandra Zampa ha citato il Papa: “Prima o poi si saprà se abbiamo protetto la vita o se ci siamo arresi all’indifferenza”.

Quando cedono l’etica e la legalità, avanzano l’opportunismo e il cinismo. Mercoledì 17 Giugno il parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento su rimpatri dell’UE. Il regolamento introduce la possibilità di rimpatriare uno straniero verso un paese terzo con il quale c’è un accordo con l’Unione o con uno o più dei suoi Stati membri. Il paese terzo funzionerebbe come luogo di stazionamento in attesa di un (altamente teorico) rimpatrio effettivo. A questa modifica del regolamento (tra i suoi capofila il governo di destra italiano e il governo socialdemocratico danese) si oppongono con determinazione la Spagna e la Francia. Sanchez ha sottolineato la necessità di una politica che non vada nella direzione dell’espulsione, ma favorisca l’inclusione e la regolarizzazione. Macron ha motivato la posizione contraria del suo paese con due obiezioni principali: la violazione della politica europea sui diritti umani e la totale inefficienza dei rimpatri con fermate intermedie nei casi in cui essi sono stati applicati.