L’accordo tra Regioni e medici di famiglia per il lavoro nelle Case di comunità è arrivato all’ultimo: bisogna vedere come sarà messo in atto. Per i pazienti il cambiamento principale è che il proprio medico di base svolgerà dei turni (fino a 6 ore a settimana) non nel proprio studio ma in un ambulatorio.
Dopo mesi e anni di tentennamenti, nelle prossime settimane dovrebbe diventare operativa la novità delle Case di comunità: le strutture sanitarie previste dal Pnrr, con scadenza proprio al 30 giugno 2026, in cui lavoreranno anche i medici di base. L'accordo tra amministrazioni regionali e sindacati dei medici è arrivato pochi giorni fa: per la verità si tratta di un'ipotesi di accordo, ma considerando che il tutto andrà formalizzato entro il 30 giugno, è un'ipotesi parecchio concreta.
La principale novità, per quel che riguarda i pazienti, è che non troveranno sempre il proprio medico di base in studio. Per diversi turni (fino a sei ore a settimana) i professionisti sanitari potranno essere chiamati a lavorare nelle cosiddette Case di comunità, nuove strutture che dovrebbero essere più accessibili e fornire diversi servizi, per evitare di dover sempre andare in ospedale o al Pronto soccorso. Le nuove regole per i medici di base con le Case di comunità L'accordo firmato questa settimana prevede che i medici di base abbiano l'obbligo di presenza nelle Case di comunità, per un periodo fino a sei ore a settimana, per 48 settimane all'anno (ovvero 11 mesi su 12). L'orario dovrà sempre essere tra le 8 e le 20. A decidere gli specifici turni sarà l'Asl di competenza, in base alle necessità delle strutture sanitarie. Questi turni saranno pagati 38,72 euro all'ora, oltre agli oneri, per i medici e le mediche di famiglia. Le cose potrebbero comunque essere diverse nelle Regioni che hanno già degli accordi più specifici in vigore.










