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Marco Calabresi

Il tennista azzurro nella conferenza stampa pre-Wimbledon: «Faccio tutto il possibile per essere la miglior versione di me stesso come tennista: la competizione è solo contro di me»

«Sono qua per parlare di tennis». Che poi da sempre è la cosa che gli riesce meglio, e che lo ha portato a diventare il primo italiano campione a Wimbledon. Jannik Sinner lo ha potuto fare meno nell'ultimo mese, impegnato nel domandarsi cosa lo avesse spinto al crollo a Parigi, tra test medici, sensori per monitorare la glicemia e qualche giorno di meritata vacanza per ricaricare pile scariche e rigonfiare gomme che, dopo il tris Montecarlo-Madrid-Roma, erano a terra.

Si riparte da Londra, da un torneo che lo ha consegnato all'eternità, da un primo turno in programma lunedì contro Miomir Kecmanovic («Sarà difficile ma ci stiamo preparando al massimo», dice parlando sempre al plurale e includendo sempre il team) e da voglia zero di farsi trascinare ancora nelle polemiche riguardanti i montepremi dei grandi tornei e la loro distribuzione. Parlare di tennis, appunto: di tennis da giocare con temperature anomale per Londra, come lo erano state per Parigi. E' estate, certo, ma qualche acquazzone dalle parti di Church Road c'è sempre stato. Dopo le grandi sconfitte, il gioco di Sinner torna sempre leggermente cambiato: era successo a New York, probabile sia lo stesso anche a Wimbledon. «Non puoi simulare al 100% quello che senti in una partita. Abbiamo fatto qualche cambiamento, ma non penso che siano grandi. Parliamo di piccoli dettagli. Siamo felici al momento di quello che stiamo facendo: è un processo lungo e non vedremo i risultati ora. Stiamo facendo il massimo. Sono contento del lavoro che abbiamo fatto nelle ultime settimane. Mi sento preparato». Pochi dettagli sui...dettagli: «Non mi piace parlare molto di che cosa abbiamo cambiato. Dal punto di vista fisico abbiamo cambiato qualcosa: una sessione molto più lunga sia in palestra che in campo, abbiamo fatto tutto insieme senza pause per sentire tante cose. Vediamo come reagisco in campo».