FRIULI VENEZIA GIULIA - Pressione fiscale al 42,9% nel 2026 anche per i cittadini del Friuli Venezia Giulia, una percentuale tra le più alte in Europa. Tuttavia, «a pagare sono soprattutto le grandi imprese», mentre «famiglie e piccole imprese Fvg negli ultimi quattro anni hanno pagato 450 milioni in meno di tasse», cioè poco più di 110 milioni l'anno. A sostenerlo è la Cgia di Mestre nel Rapporto settimanale diffuso ieri, in cui evidenzia anche che la pressione fiscale quest'anno è leggermente inferiore a quella dell'anno scorso, ma superiore di 1,2 punti rispetto a quella del 2022.

All'origine di questo fenomeno percentuale di tasse costantemente elevato ma famiglie e piccole imprese meno vessate nella lettura dell'istituto mestrino «c'è la forte occupazione registrata negli ultimi anni, che ha determinato un incremento del gettito tributario e contributivo. A incidere prosegue è stato anche il maggior prelievo fiscale richiesto alle grandi imprese, al settore bancario e a quello assicurativo». In sostanza, è la tesi, in virtù dell'aumento dell'occupazione e del maggior sforzo fiscale chiesto alle grandi imprese, «il carico fiscale complessivo è aumentato, ma non ha interessato famiglie e piccolissime imprese, anche in Friuli Venezia Giulia». LA QUESTIONE Più nel dettaglio, le misure governative che hanno alleggerito il carico fiscale nell'ultimo quadriennio riguardano l'innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, il taglio del cuneo fiscale attraverso l'accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell'aliquota al 23 per cento e la riduzione al 33 percento dell'aliquota del secondo scaglione. Si tratta di misure che nel complesso, secondo i conti fatti alla Cgia, hanno ridoto le imposte delle famiglie italiane per 45,7 miliardi. Al netto delle misure dei governi precedenti e delle misure temporanee, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi, dei quali 450 milioni per le famiglie del Friuli Venezia Giulia. Di converso, l'inasprimento del carico fiscale è stato alimentato da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento e l'abrogazione dell'Ace, l'Aiuto alla crescita economica, uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi all'anno. «Nel complesso si legge nel Rapporto Cgia si tratta di interventi che hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali, che rappresentano circa il 35 per cento delle imprese». L'ALTRO FRONTE A partire da quest'anno banche e assicurazioni, inoltre, verseranno all'erario complessivamente 5,6 miliardi in più, a seguito della revisione della disciplina sugli extraprofitti e l'inasprimento dell'Irap. In questo quadro, secondo la Cgia, resta comunque aperto un tema di «giustizia fiscale», perseguibile sì con la lotta all'evasione ma anche attraverso «una revisione del sistema delle spese fiscali», cioè detrazioni, deduzioni, aliquote agevolate, crediti d'imposta, esenzioni e regime di favore. Per supportare questa tesi, l'istituto ricorda che il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha calcolato per il 2025 un valore pari a 119 miliardi di «tax expenditures», le agevolazioni, per l'appunto. Se a quelle statali si aggiungono quelle concesse da Regioni e enti locali il valore complessivo a favore delle famiglie e delle imprese si stima che si approssimi ai 150 miliardi all'anno. Ed è su una «cifra di tale portata» che la Cgia suggerisce di agire: «Intervenendo almeno sul 10 per cento di queste agevolazioni», infatti, si otterrebbe «un risparmio vicino ai 15 miliardi di euro l'anno». Un'operazione auspicabile, nella visione dell'istituto mestrino, anche perché «l'Italia continua a convivere con un debito pubblico molto elevato e una riduzione importante della pressione fiscale può essere realizzata soltanto attraverso una corrispondente razionalizzazione della spesa pubblica».