La storia di Fucecchio continua a parlare, riaffiorando dal sottosuolo con testimonianze che raccontano secoli di vita, trasformazioni e memoria. È un patrimonio prezioso quello restituito dalle indagini archeologiche condotte tra il 2023 e il 2026 nei cantieri finanziati dal Pnrr, protagonista dell’incontro organizzato dal Museo Civico e Diocesano nell’ambito delle Notti dell’Archeologia 2026. L’iniziativa, promossa in collaborazione con la Soprintendenza, ha richiamato un pubblico numeroso. Gli archeologi Cristina Ducci e Antonio Alberti hanno illustrato i risultati delle indagini, mentre Alberto Malvolti ha messo a confronto i ritrovamenti con le fonti documentarie, offrendo una lettura storica dell’evoluzione urbana della città. L’assessore alla cultura Alberto Cafaro ha evidenziato il valore dell’assistenza archeologica nei cantieri pubblici, sottolineando come ogni scoperta contribuisca a ricostruire l’identità di Fucecchio. Andrea Vanni Desideri ha invece ribadito il ruolo fondamentale del Museo civico nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale.

Tra le scoperte più significative spiccano l’antico tracciato stradale medievale e il muro perimetrale del monastero di San Salvatore, rinvenuti lungo il collegamento tra Palazzo Pretorio e Poggio Alberighi. Sebbene la strada non possa essere lasciata visibile per esigenze conservative, sarà valorizzata attraverso pannelli illustrativi. In Piazza Bracci sono riemerse le fondazioni delle mura castellane e dei contrafforti della Porta Nuova, ultima porta fortificata del castello medievale, distrutta durante la Seconda guerra mondiale. In Piazza Lavagnini, nonostante le pesanti alterazioni provocate da una cisterna realizzata negli anni Settanta, è stato individuato un tratto della pavimentazione in laterizio della viabilità medievale attorno al monastero di Sant’Andrea. Di grande rilievo anche i ritrovamenti di Piazza Vittorio Veneto, dove sono state riportate alla luce le fondazioni delle abitazioni appartenute ad alcune delle più importanti famiglie fucecchiesi del primo Trecento, demolite durante il riassetto urbanistico del castello. In Piazza Amendola sono invece riemerse le tracce delle case abbattute tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento.