«Quest’anno ricorrono 25 anni dall’entrata in vigore, proprio qui nei Paesi Bassi, della prima legge al mondo sul matrimonio egualitario. Quindi, per quanto mi riguarda, ogni mese è il mese del Pride». Così Rob Jetten, il più giovane e primo premier olandese apertamente gay lanciava qualche settimana fa il WorldPride 2026 ad Amsterdam. Seppure sia stata l’apripista nella legalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso e mostri livelli di tolleranza avanzati, la nazione dei mulini a vento occupa la 13eima posizione della Raibow Map di Ilga Europe – strumento che tiene traccia delle tutele e diritti umani Lgbtq+ in 49 Paesi del continente. Quest’anno al primo posto c’è la Spagna. A seguire la “detronizzata” Malta, da anni campione delle libertà omosessuali ed eccellenza nel riconoscimento e protezione delle libertà omosessuali, si è infatti fermata nel cammino verso un quadro legale antidiscriminatorio completo.

Se certo l’Europa si conferma per tanti aspetti tra le migliori aree del mondo per il riconoscimento dei diritti di gay, trans e lesbiche, non è l’unica regione ad aver conosciuto un miglioramento significativo nell’atteggiamento verso le comunità Lgbt negli ultimi vent’anni. A sostenerlo le recenti rilevazioni Gallup. Su 120 nazioni analizzate, il trend generale è positivo. Ma, non nasconde la società statunitense, a livello globale persiste di una profonda varietà di situazioni. Se infatti il 40% degli adulti sostiene che la propria zona di residenza è un buon posto per vivere per le persone Lgbt - almeno15 punti percentuali in più del 2007 -, il 44% afferma, invece, il contrario.