di
Rinaldo Frignani
Arif gestisce una pizzeria nella zona dell'Aurelio. «Il padre lo chiamavo zio, era il cugino di mia madre. Una persona molto corretta, un lavoratore. La moglie la conoscevo meno. Adesso bisogna stare vicino a Onion che ha perso tutto»
A notte fonda, quasi alle due, Arif rivela: «Lunedì scorso ho trascorso la giornata con la piccola Alicia. Era una bambina molto dolce, carina, solare. Una gran giocherellona. Abbiamo visto un film insieme, la mamma veniva spesso con lei da mia madre. Il 31 maggio scorso abbiamo fatto la pizza insieme nel locale che ho aperto qui vicino: c'era l'inaugurazione. La piccola ha preparato la pizza per il papà che non poteva venire perché doveva lavorare nel supermercato a Casal Selce, qui vicino».
Il giovane, nato a Roma da genitori bengalesi, è sotto choc. Aggrappato al cancello del palazzo di fronte guarda le finestre illuminate al primo piano dello stabile di via Montiglio, a Casalotti, dove la famiglia dei parenti è stata sterminata forse da un amico del figlio sopravvissuto. «Non lo conosco - spiega -, trovo allucinante tutto quello che è successo. Adesso bisogna stare vicino a Onion, il figlio di Kamal, che io chiamavo "zio", e di Urzu che non ci sono più come Alicia».












