di
Nando Pagnoncelli
L’effetto sulla fiducia dopo il duello con Trump. FdI al 27%, Pd al 20
Come siamo oramai abituati, anche questo mese ha visto eventi rilevanti sia a livello internazionale che nazionale. In politica estera ha dominato il conflitto con l’Iran, che ha visto avviarsi una faticosa trattativa, per ora arrivata alla firma digitale di un memorandum con diversi aspetti piuttosto generici, ma che sembra complessivamente delineare una situazione di relativa difficoltà per gli Stati Uniti. Rimangono naturalmente al centro la guerra in Ucraina, con un posizionamento sempre più efficace, sia in termini politici che militari del paese attaccato dalla Russia, e il tema del Libano e di Gaza. Ma, per le ricadute sulla politica nazionale, particolare impatto ha avuto la polemica fra Giorgia Meloni e Donald Trump, che ha visto la nostra presidente del Consiglio reagire senza mezzi termini alle critiche, e in diversi casi agli insulti, del presidente americano.
Per quel che riguarda la politica interna, citando in disordine, la conclusione del turno di elezioni amministrative ha visto un sostanziale pareggio tra le coalizioni; nella Lega si è enfatizzato il quadro di problematicità già evidente, con il segretario in difficoltà e ulteriori fuoruscite (non solo dalla Lega ma anche da Forza Italia) verso Roberto Vannacci sempre più attivo e presente nella cronaca politica; nella compagine di governo sono emerse differenze sulle spese per la difesa, in particolare in relazione all’utilizzo dei fondi Safe; tra le forze di opposizione rimane ancora prevalente la questione della leadership e della struttura delle alleanze (questione enfatizzata ulteriormente dalla foto a quattro che sembrava esprimere una distanza dalle forze centriste) mentre nel Pd i malumori rimangono evidenti, con una fuoruscita di rilievo come quella di Pina Picierno.














