Date certe non ce ne sono. Quel che si sa è che probabilmente l’Emilia Romagna dovrà ospitare circa novecento nuovi migranti nei propri centri di accoglienza straordinaria (Cas). E una parte pare essere destinata anche a Ferrara. Il dato emerge da una circolare del ministero dell’Interno relativa all’attuazione del nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Un documento che individua anche nella nostra regione i nuovi centri governativi adibiti alle pratiche accelerate di accoglimento della domanda di protezione internazionale (le cosiddette Paf, procedure accelerate di frontiera). Si tratta di pratiche più rapide che riguardano migranti che arrivano da Paesi considerati sicuri e che hanno dunque una discreta probabilità di non vedere accolta la richiesta di protezione internazionale e di tornare nel proprio Paese d’origine. Dopo un primo esame all’arrivo in Italia, i migranti potranno rimanere per un massimo di tre mesi, nel corso dei quali saranno accolti in tali centri in attesa che la domanda sia esaminata dalla commissione territoriale. Il tutto, come suggerisce l’acronimo stesso, in tempi piuttosto rapidi.

Venendo ai numeri anticipati da Repubblica, all’Emilia Romagna dovrebbero essere destinati 893 migranti. Una quota che dovrebbe essere suddivisa tra Bologna e Ferrara. Il grosso andrà nel capoluogo di regione, mentre un’ottantina dovrebbe essere distribuita in terra estense. Nel dettaglio, Ferrara ne dovrebbe ospitare 42, Bondeno 21 e Portomaggiore 20. Va sin da subito chiarito che tali numeri non sono definitivi e che potrebbero cambiare (anche al ribasso) in fase di attuazione del piano. Tale distribuzione riguarda tutte le Regioni d’Italia. La nostra però sembra essere la seconda in Italia per numeri, dopo la Lombardia. Un confronto che ha sollevato alcune perplessità. Ad accendere i riflettori sulla questione è stato Luca Rizzo Nervo, delegato per immigrazione e cooperazione internazionale dal presidente della Regione Michele de Pascale. "C’è una sperequazione evidente nel conteggio dei posti dedicati alle procedure accelerate, non sappiamo che criteri siano stati utilizzati: sta di fatto che da sole quattro regioni guidano l’83% dell’accoglienza – spiega a Repubblica Rizzo Nervo –. Inoltre, i Cas esistenti rispondono già ad esigenze territoriali ben precise che non sappiamo come si conciliano con gli obiettivi dei nuovi centri. Abbiamo chiesto chiarimenti al ministero dell’Interno".