La scossa durante la videochiamata con la figlia che vive al'estero, poi la fuga per mettere in salvo sua moglie. La storia del 55enne originario della provincia di Enna e gli appelli sui social di chi dall'Italia non riceve più notizie dai parenti a Caracas
«Non sappiamo cosa troveremo sotto le macerie». La frase del ministro degli Esteri Antonio Tajani dà la misura delle ore di angoscia che la comunità italiana in Venezuela sta vivendo dopo il doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.9 che il 24 giugno ha devastato il Nord del Paese. Il bilancio provvisorio parla di tre italo-venezuelani morti, cinque feriti accertati e 35 dispersi, ma i numeri sono destinati a salire. Nel Paese vivono circa 150mila italiani registrati all’Aire, più di tremila nell’area più vicina all’epicentro tra Morón e La Guaira, altri 5.100 a Caracas. Solo all’Unità di crisi della Farnesina le chiamate si contano a centinaia, e le associazioni italovenezuelane, i cosiddetti «club», stanno aggiornando in queste ore le liste dei soci di cui si è persa traccia.
Chi sono le vittime italo-venezuelane del sisma
Delle tre vittime con passaporto italiano accertate da Tajani, di una sarebbe confermato il nome. Si tratta di Giuseppe Colaianni, 55 anni, originario di Calascibetta nell’Ennese. La Stampa intanto raccoglie la voce di Elena Mondino, 63 anni, origini cuneesi e residente nella zona orientale di Caracas: «Una cugina di mio marito è morta. Viveva a Chacao, nello stato di Miranda, metà dell’edificio in cui abitava è crollato e non è sopravvissuta». La donna, racconta Mondino, aveva radici italiane: il padre era originario della Sicilia.










