<p>Dev'essere stata l'influenza del Poverello di Assisi a spingere il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, a sollevare mercoledì 24 durante un convegno su «San Francesco e l'economia civile» il tema della tassazione delle banche dal punto di vista degli effetti della loro attività sull'economia reale.

Un ragionamento più sofisticato, quello dell'esponente leghista, rispetto all'idea di un'imposizione sui cosiddetti «extra-profitti» (delle banche, e non solo) maturati con la bolla inflattiva legata all'invasione russa dell'Ucraina e la stretta sui tassi Bce post 2022 o, per restare ai nostri giorni, alla crisi di Hormuz per la guerra Usa-Iran. </p><p>Ospite del presidente del Cnel Renato Brunetta, il ministro Giorgetti ha messo sotto la lente il modo in cui le banche guadagnano e la destinazione di quei profitti, non nascondendo perplessità: «Diciamocelo chiaramente, se uno fa l'analisi degli utili esercizi delle banche, tra le grandi e le piccole, vedrà come è cambiata l'origine di questo utile che viene distribuito per dividendo ovviamente a grandi fondi.

La tassazione però, l'aliquota, è identica per qualsiasi forma e origine, anche se le finalità sono molto più meritorie in termini di effetti sull'economia reale se io faccio margine di intermediazione creditizia, piuttosto che gestione di patrimonio, commissione, eccetera».</p><p>Poche parole che i banchieri hanno immediatamente colto nella loro rilevanza prospettica, anche se – secondo alcuni diretti interessati – non si aspettano interventi normativi.