L’inquadratura è stretta su di lei, Ivana, adagiata con dignitosa eleganza su una poltrona, un braccio appoggiato sullo schienale. Subito dietro, come sfondo non casuale ma simbolico, un angolo del suo appartamento affastellato di foto di famiglia, ricordi, quadri e quadretti, icone e ninnoli, quasi una casa di bambola. Pezzi di memoria amorevolmente raccolti di una storia lunga, ma a lungo anche dolorosa e difficile. Una storia, alla fine però, di coraggioso riscatto, che adesso Ivana – 92 anni, capelli rossi elettrici, occhi verdi, trucco spavaldo e un’aria felliniana – può raccontare, sguardo in macchina malinconico e fiero, al pubblico di un breve ma intenso film che le viene dedicato.

Ivana è il titolo del cortometraggio (22’) realizzato da Farian Sabahi, professoressa associata di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria, specializzata sul Medio Oriente soprattutto su Yemen e Iran (e quindi particolarmente sensibile al tema della condizione della donna). Sabahi con Ivana ha messo in scena la testimonianza sofferta di una donna, ma espressa a testa alta. Una testimonianza fortemente necessaria per il messaggio che comunica. Quello di una vita segnata dalle molestie nell’infanzia e in gioventù, ma sempre cocciutamente contraddistinta dalla resistenza a quelle prevaricazioni, e dalla ricerca di una via di fuga e di speranza per un futuro migliore.