Un accordo storico, lo definivano ieri i protagonisti: ieri a Washington, Beirut e Tel Aviv hanno firmato un accordo (che il segretario di stato Marco Rubio definisce «l’inizio dell’inizio») in cui si subordina il ritiro israeliano dal paese a fronte del totale disarmo di Hezbollah. Secondo quanto riportato da Haaretz, si opererà su due «aree pilota», una fuori e una dentro la cosiddetta Linea Gialla. Immediata la reazione del movimento sciita che ha accusato il governo libanese di aver messo la firma sotto «concessioni unilaterali e gratuite…che servono gli interessi del nemico».
LA STESSA LETTURA, sul fronte opposto, la dà il premier israeliano Netanyahu che si è presentato in tv per spiegarlo meglio: Israele resterà nel sud del Libano «finché il Libano non si disarmerà». E Beirut ci ha messo la firma.
Fino ad allora la giornata era stata dominata dal botta e risposta tra Iran e Golfo. Il ministero degli esteri iraniano ha criticato aspramente il documento finale degli omologhi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc), definendola «interventista, irresponsabile e provocatoria» e mettendo in guardia contro quella che ha definito «la prosecuzione di comportamenti ostili e interventisti nella regione».










