«Mi chiamo Ellade Bandini, ho quasi ottant’anni e non ho lavorato un giorno nella mia vita: ho sempre e solo suonato la batteria. Ho fatto quello che sognavo di fare». Difficile non provare nostalgia leggendo L’Ellìade. Vita epica di un batterista, l’appassionata e scanzonata autobiografia firmata da uno dei maggiori musicisti e sessionmen italiani edita da Arcana. Il libro, curato da Francesco Brusco, rievoca un’epoca in cui i musicisti non si esibivano per i like di un pubblico virtuale, ma imparavano i rudimenti in sale parrocchiali e cantine, si facevano le ossa nelle balere e nei localini, vivendo notti brave popolate da starlet e gangster, per poi approdare in un universo musicale composto da interpreti come Mina o Ornella Vanoni e cantautori come Guccini, Venditti, De André, Conte. Nativo di Ferrara, Bandini appartiene a una generazione che ha scoperto il rock’n’roll nei juke box («La felicità costa un gettone» cantava Celentano), per essere poi stregata dalla British invasion, dai Beatles e dagli Stones, una folgorazione che portò a fondare la scena beat nostrana, vero brodo primordiale che partiva da un desiderio di emulazione, ma da cui nacque un’autentica identità musicale italiana. Ai tempi agli artisti era richiesto non solo talento, ma anche spirito di adattamento. Il connubio artistico più duraturo di Ellade Bandini è stato quello con il bassista Ares Tavolazzi, un sodalizio nato nei primi anni Sessanta quando furono reclutati, ancora minorenni, dall’orchestra da ballo ferrarese di Ugo Orsatti. Fu il maestro e compositore Vince Tempera a introdurli, nel 1970, nel giro delle registrazioni discografiche. Il primo 33 giri a cui collaborarono fu L’isola non trovata di Francesco Guccini. Seguirono decenni di sessioni in studio e tour. Spesso a questi musicisti onnipresenti viene chiesto degli artisti con cui hanno lavorato: «Come era Fabrizio De André? Quante volte mi sono sentito rivolgere questa domanda» scrive Bandini. I sessionmen però non sono mai stati gregari o semplici testimoni, sono stati i protagonisti di un’epoca e di un mondo musicale. Questo libro ce lo ricorda. Poteva essere un locale fumoso del Greenwich Village davanti a un pubblico equivoco con la cantante Carmen Villani, la Royal Albert Hall che mise in cartellone Albano e Romina, gli stadi riempiti da Edoardo Bennato, oppure l’ultimo tour di De André: Ellade Bandini c’era e con lui la sua batteria.