Attenzione al «nichilismo istituzionale». È un fenomeno, tipico di questi anni difficili, studiato dalla politologa americana Susan C. Stokes. Autrice di numerosi saggi, tra cui The Backsliders: Why Leaders Undermine Their Own Democracies, dedicato ai protagonisti degli «arretramenti» verso l’autocrazia (che siano «etnonazionalisti di destra» o «populisti di sinistra»), Stokes — 66 anni, inizialmente specializzata in America Latina — ha fondato nel 2017, insieme ad altri studiosi, Bright Line Watch, un progetto di vari atenei americani (tra cui la University of Chicago, dove insegna Scienze politiche) per valutare la «salute democratica» degli Usa.

L’indice che lo misura, questo stato di salute, è sceso pericolosamente nei primi mesi del mandato di Trump fino a toccare poi il minimo storico (53 punti su 100) ad aprile 2025. Più in generale, guardando a quanto è avvenuto recentemente nel mondo e alle ragioni alla base delle «erosioni» democratiche, Stokes ritiene che sia stato soprattutto «l’aumento della diseguaglianza» a provocare «una perdita della fiducia in istituzioni essenziali come i parlamenti, la stampa, le università, i presidenti». Ecco il «nichillismo istituzionale». «Si tende a pensare — osserva in una intervista a El País — che le istituzioni opprimano o ostacolino. E questo scetticismo apre la strada all’emergere di leader ambiziosi, capaci di indurre le persone a credere che la democrazia — così come ci è stata insegnata — non sia reale e che il potere esecutivo debba essere rafforzato per realizzare più cose in minor tempo».