Aumentano di ora in ora le chiamate all'Unità di Crisi della Farnesina di italiani che cercano familiari e amici di cui non hanno notizie da quando il terremoto ha devastato il nord del Venezuela. Quella italiana è una comunità nutrita, radicata, intrecciata nelle vite e nei destini del Paese che li ha accolti: sono circa 150.000 i connazionali registrati all'Aire, molti con la doppia nazionalità, e quasi la metà vive nell'area colpita. Ad aggiornare il bilancio 'nazionale' di una tragedia dalle dimensioni ancora incalcolabili è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: sono tre i morti italo-venezuelani accertati, cinque i feriti, e 35 i dispersi.
Ma sono numeri provvisori: circa 3.000 connazionali vivono vicino all'epicentro del sisma. In particolare, ha spiegato la consigliera dell'Unità di crisi Maria Teresa Del Re in viaggio con i soccorsi italiani, "molte domande arrivano sulla situazione a La Guaira", uno dei centri più colpiti. "Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie", ha ammesso con apprensione il titolare della Farnesina da Dubrovnik dove si trova in missione.
La prima vittima italiana accertata è Giuseppe Colaianni, 56 anni, originario di Calascibetta, nell'Ennese, morto dopo avere portato in salvo la moglie Iasmira proprio a La Guaira. Le identità degli altri due non sono ancora state rese note. Gli appelli si moltiplicano anche sui social, come quello per la siciliana Francesca Mannina, originaria di Balestrate, in provincia di Palermo, di cui non si hanno notizie da quando stava cercando di uscire da un edificio. "La sua famiglia la cerca disperatamente. Qualsiasi informazione può essere importante", si legge su un manifestino pubblicato su Facebook con un numero di telefono da contattare e la richiesta di diffonderlo. "Ogni secondo conta", conclude l'appello, a dare il senso della corsa contro il tempo che tutto il Paese sta vivendo.












