C’è un passaggio dell‘introduzione di Papa Leone XIV al Concistoro straordinario del 26-27 giugno, pronunciata nel mezzo del suo discorso, quasi impercettibilmente, ma che merita di essere sottolineata per capire la portata della due giorni della Chiesa cattolica: “Non siamo qui per riflettere sulla vita interna”. La frase arriva dopo l’illustrazione delle quattro tematiche offerte ai 18 gruppi di discussione e dopo l’omelia mattutina in cui il papa ha pronunciato ancora una volta parole nette e definitive sull’opposizione alla guerra che “non è mai benedetta da Dio“. E come tutte le frasi di quel tipo, finalizzate a scacciare via la tentazione di noi osservatori di ridurre il Concistoro a una sorta di “comitato centrale” della Chiesa, in parte nasconde anche il suo contrario. Perché è chiaro che nel riunire l’insieme dei 241 cardinali che compongono il Collegio (di cui 178 si sono presentati all’appello) serve certamente a dare un orientamento comune alla Chiesa e quindi ad affinare il più possibile una visione comune, una missione che non può essere differenziata e frammentata nelle varie versioni continentali, nazionali o addirittura regionali.

Papa Prevost ha voluto il Concistoro per procedere nella sua operazione di compattamento della Chiesa con l’obiettivo di lasciarsi il più possibile alle spalle le tante divisioni che hanno marcato il papato di Francesco, soprattutto per gli attacchi che Bergoglio ha ricevuto dai settori più tradizionalisti e conservatori. Questi hanno in parte disertato il Concistoro con le assenze, per malattie dei cardinali conservatori Joseph Zen, Péter Erd e Willem Eijk. E l’0perazione di compattamento è stata resa visibile dal Papa nel momento in cui, rivolgendosi ai fratelli cardinali, ha chiesto “un aiuto particolare“. “Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli. Vi chiedo così di accompagnarmi non soltanto in questi giorni di lavoro, ma anche nel servizio quotidiano alla comunione della Chiesa universale. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione”.