Stanotte ne è ricomparso un altro, ma stavolta in un luogo simbolo. Anzi, il simbolo per eccellenza: il pratone di Pontida. Due striscioni contro Matteo Salvini. Il primo recitava così: "Almeno qui, avrai il coraggio di presentarti?". Il secondo: "Notte delle scope". Qual è il senso? Il riferimento sul coraggio è alla due giorni veneta dove si doveva riunire tutto il partito per discutere il destino della Lega, appuntamento che il segretario federale ha rimandato a data da destinarsi. Con ogni probabilità, la sua linea sarebbe finita sotto processo, e di conseguenza lui stesso. Ma la ripromessa dello striscione è che, a questo punto, la contestazione è rimandata al raduno classico post estivo, se non ci saranno occasioni prima.

Le "scope" invece sono una citazione storica del Carroccio. Cioè la famosa notte del 2012 in cui Roberto Maroni, con i suoi "barbari sognanti", mise di fatto in minoranza Umberto Bossi, spodestando il fondatore dalla guida. Le scope servivano a fare pulizia dopo i vari scandali che avevano colpito familiari e dirigenti vicini al Senatur. Insomma, un richiamo che sa di monito ben preciso.

Il punto della vicenda però è un altro: chi c'è dietro a questi striscioni che, a decine, stanno comparendo tra Lombardia e Veneto. La guerrilla marketing in salsa padana è fatta di raid anonimi. Una pagina Instagram fa da collettore e si chiama Riscatto leghista, dove si perora la causa di una "terza via" e il cui slogan è "la Lega si serve, della Lega non ci si serve". La gestione dell'account è con ogni evidenza professionale. Il gestore, che non vuole rendere pubblica la sua identità, parlando con Repubblica spiega che "non c'è una regia, una corrente strutturata dietro. Ma queste azioni servono a mandare un messaggio ben preciso: la base vuole un cambiamento radicale". Chi prepara gli striscioni li appende e manda la foto al "Riscatto", che a propria volta le rilancia. "Diciamo la verità: c'è anche lo spauracchio di perdere il posto", ammette l'autore della pagina. C'è tutto un pezzo di partito che infatti non si esprime pubblicamente e in chiaro proprio perché non si sa se una battaglia interna a viso aperto porterebbe a un cambiamento, ad un avvicendamento alla guida della Lega, magari in favore di Luca Zaia.