Tra pochi giorni entreranno in vigore le norme comunitarie per la gestione delle transazioni in criptovaluta. Un passo in avanti che conferma il primato dell’Unione nella regolamentazione delle valute di nuova generazione. Ma qualcuno rimarrà fuori dai giochi

Dal prossimo primo luglio qualcosa cambierà in Europa. Per la prima volta il Vecchio continente sperimenterà l’esistenza di un mercato unico delle criptovalute. D’altronde, le monete virtuali sono da tempo con un piede dentro l’economia reale, elette seppur tra mille dubbi delle autorità monetarie a strumenti di risparmio. E con esse le ben più sicure stablecoin, valute sì virtuali ma saldamente ancorate alle divise sovrane. In mezzo c’è l’euro digitale, la creatura della Banca centrale europea che tra un paio d’anni dovrebbe entrare definitivamente in circolazione. Altra storia, qui si tratta di una moneta avente pieno corso legale ed emessa direttamente da Francoforte.

Fatto sta che il conto alla rovescia è iniziato. Con l’inizio di luglio si chiude definitivamente il periodo transitorio previsto dal regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività (Mica), la prima legge organica dell’Ue dedicata all’industria delle criptovalute. Porta piattaforme di scambio, broker e fornitori di portafogli digitali sotto una vigilanza formale simile a quella che da tempo si applica alle banche e alle altre società finanziarie. Ma, soprattutto, sostituisce un quadro frammentato di norme nazionali con un unico corpus di regole valido in tutti i 27 Stati membri. Una società autorizzata in un Paese dell’Ue ottiene così un passaporto per operare in tutto il blocco, ma in cambio deve rispettare requisiti su capitale, governance, tutela dei fondi dei clienti e prevenzione del riciclaggio.