La medicina del futuro entra nelle case dei nostri grandi vecchi. Non più soltanto visite in ospedale o ambulatorio, ma telemedicina, monitoraggi da remoto, infermieri di famiglia, volontari e strumenti digitali per aiutare gli over 80 a restare il più a lungo possibile nella propria abitazione. Una sfida che vale molto più dell'innovazione tecnologica. Perché a rendere oggi più fragile la quarta età non sono soltanto le malattie croniche, ma una solitudine che cresce di pari passo con l'invecchiamento della popolazione e con il progressivo assottigliarsi della rete familiare. Sempre più anziani vivono infatti soli, con figli lontani o impossibilitati ad assisterli quotidianamente. Una condizione che favorisce il decadimento cognitivo, rende più difficile seguire correttamente le terapie e aumenta il rischio di ricoveri evitabili. Per provare a invertire questa tendenza Agenas ha selezionato 58 progetti, tra i 146 candidati, che potranno contare su 150 milioni di euro del Pnrr. L'obiettivo è prendere in carico circa 60 mila ultraottantenni affetti da almeno una patologia cronica, sperimentando nuovi modelli di assistenza domiciliare che, se funzioneranno, potranno diventare parte integrante del Servizio sanitario nazionale. «Stiamo costruendo un nuovo modello di sanità – dice il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese – che punta innanzitutto a prendersi carico dei nostri grandi anziani fragili. Questi progetti sono importanti perché dimostrano che oggi è possibile rendere la casa un luogo di cura. Abbiamo ricevuto tante proposte e selezionato le migliori. L'obiettivo non è solo quello di utilizzare al meglio i fondi del PNRR, ma di realizzare un vero e proprio salto in avanti del nostro Servizio Sanitario, e di farlo con una visione unitaria e di sistema. I progetti coinvolgeranno le Regioni e le Aziende Sanitarie, con l'obiettivo di trasformare la sperimentazione in nuovi modelli di servizio per le persone più bisognose di assistenza su tutto il territorio nazionale, e l'Agenzia accompagnerà questo processo». Il filo conduttore delle sperimentazioni è lo stesso: portare le cure dove vivono gli anziani e intercettare la fragilità prima che si trasformi in perdita dell'autosufficienza. La Liguria, una delle regioni più anziane d'Europa, punta su una "Cartella a Casa", telemonitoraggio, tablet semplificati, saturimetri, misuratori di pressione e persino dispositivi che ricordano quando assumere i farmaci. Un progetto che coinvolge infermieri di famiglia, medici di medicina generale, specialisti e volontari e che, oltre a contrastare l'isolamento, punta anche a ridurre le politerapie inappropriate attraverso la revisione dei farmaci non indispensabili e il riconfezionamento personalizzato delle dosi. Nel Lazio, con il progetto "V.I.V.A.NET", la tecnologia viene utilizzata per individuare precocemente gli anziani più fragili grazie all'analisi dei dati e per prevenire isolamento, errori terapeutici, declino cognitivo e ricoveri. In Campania nasce invece una rete stabile che collega Asl, medici di famiglia, farmacie e infrastrutture digitali regionali, mentre in Sardegna équipe multiprofessionali e telemedicina cercano di garantire assistenza anche nelle aree più isolate. Complessivamente saranno seguiti quasi 25 mila anziani nel Nord Italia, oltre 17 mila nel Centro e altrettanti nel Mezzogiorno. Ma la vera scommessa non sono i numeri. È dimostrare che la casa può diventare il primo presidio di cura e che accompagnare un anziano fragile significa occuparsi insieme della sua salute, della sua memoria, della corretta assunzione delle terapie e anche della sua vita di relazione. Perché contro la fragilità, spesso, il farmaco più efficace resta qualcuno che continui a prendersi cura di te.